Matera

 

Irsina e le sue lumache

 

Irsina, un tempo Montepeloso, si adagia sulla cima di un colle, in posizione panoramica, a circa 550 metri di altezza. Di grande suggestione sono le antiche mura di cinta che abbracciano il centro storico, le torri di guardia, i palazzi gentilizi, le piccole chiesette, le strette viuzze e le porte di accesso ancora visibili. Abitata dall'homo erectus, punto di riferimento per greci e romani, centro fortificato nel Medioevo, appartenne alle famiglie più potenti d'Italia. Per la sua posizione strategica vide l'avvicendarsi di Normanni, Svevi, Angioini e Aragonesi, che più volte la distrussero e la ricostruirono. Le origini di Irsina, fino al 1895 Montepeloso, sono antichissime. Si erge su un territorio che fu degli Enotri e poi dei Lucani, ma, nonostante i numerosi reperti archeologici testimonino che la collina sia stata abitata sin da tempi antichissimi, non ci sono fonti che consentono di datare la sua nascita. Nel territorio irsinese, infatti, è stato ritrovato un reperto, testimonianza della più antica presenza europea dell'homo erectus, risalente al paleolitico inferiore; si tratta di una selce rinvenuta fuori dalle mura cittadine. Oltre a tracce preistoriche, i numerosi reperti archeologici, vasi, monete magnogreche e romane, armi, suppellettili e cimeli vari ritrovati sia all'interno che all'esterno delle mura del centro abitato, ne testimoniano l'antica grandezza già durante il periodo greco romano. Il suo splendore fu favorito dalla vicinanza al fiume Bradano e alla via Herculea, la quale da Venosa giungeva ad ovest fino a Potenza, ad est ad Eraclea (l'attuale Policoro), attraversando la valle del Bradano. Diventò ancora più importante dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, quando gli abitanti sparsi per il vasto territorio in seguito alle invasioni barbariche, decisero di rifugiarsi nella parte più alta e inaccessibile della zona, stabilendosi a Montepeloso, protetta anche da possenti mura. Romani, Longobardi, Bizantini, Saraceni, Normanni, Svevi, Angioini e Aragonesi di volta in volta si dovettero integrare nella società autoctona, generando contaminazioni e dissidi. Al Medioevo risalgono le prime fonti. Il Pratilli nella Historia Principum Longobardorum narra della donazione della selva di Montepeloso, di proprietà del sacerdote Dommino, al monastero di Salerno nel 914. Nel documento è descritta la completa distruzione da parte dei Saraceni della città, nel 988 riedificata dal principe longobardo Giovanni II di Salerno. Nella stessa epoca Montepeloso assunse una posizione rilevante nella lotta tra Chiesa Latina e Chiesa Greca e, forse proprio per questa sua importanza, fu più volte distrutta dalle avverse fazioni e poi ricostruita. Nel 1133 la cittadina fu nuovamente abbattuta dalle milizie normanne di re Ruggero II, che trucidò tutti i montepelosini per aver appoggiato la rivolta dei baroni pugliesi. Resistettero, benché danneggiati, solo gli edifici religiosi: la Cattedrale di Santa Maria la Vecchia, prope moenia (vicino alle mura), e la Chiesa di Santa Maria Nuova, di rito greco, eretta extra moenia (fuori delle mura) nella contrada di Juso. Nello stesso anno Ruggero II donò la chiesa e il monastero di Santa Maria di Juso all'abbazia francese della Chaise-Dieu, che ne fece la sede di un priorato, mentre i vecchi monaci furono uccisi col resto della popolazione. Ai Normanni successero gli Svevi, il cui maggiore esponente, l'imperatore Federico II, con l'emanazione delle Costituzioni promulgate a Melfi nel 1231, apportò notevoli cambiamenti in campo amministrativo e militare. Con l'avvento degli Angioini la città passò a re Carlo I d'Angiò, il quale la regalò alla nipote, che la portò in dote per il matrimonio con Bertrando del Balzo. Durante la dinastia dei "del Balzo", proprietari della città per oltre un secolo e mezzo, Montepeloso visse periodi di varia fortuna, fino a quando, nel 1483, divenne proprietà di Federico d'Aragona e successivamente di Onorato Gaetani d'Aragona, il quale nel 1586, indebitatosi, dovette cedere la baronia al nobile genovese Girolamo Grimaldi. Tra il 1644 e il 1649, sotto la signoria dei Grimaldi, la città fu sede del Preside e della Regia Udienza di Basilicata, cioè del Capo della Provincia e del Tribunale. Nel 1664 Niccolò Grimaldi, erede di Girolamo, morì lasciando moltissimi debiti, tanto che si decise di mettere all'asta pubblica il feudo, aggiudicato al signor Tommaso di Guevara. Dopo Guevara Montepeloso venne ceduta a Girolamo Riario, poi agli Sforza ed, infine, agli ultimi signori di Montepeloso, i Nugent. In seguito alla Rivoluzione francese del 1789 e, soprattutto, a quella napoletana del 1799, tutta la popolazione, capeggiata da Giacomo D'Amati e dal Vescovo Lupoli, ultimo Vescovo di Montepeloso, proclamò la municipalità repubblicana. La dominazione napoleonica nel 1806, segnando la fine del feudalesimo, apportò innovazioni che, in qualche modo, migliorarono le condizioni di vita degli abitanti. Le vicende risorgimentali coinvolsero marginalmente la città, la cui classe politica, conservatrice, era filoborbonica. Tuttavia non mancarono coloro che guardarono con speranza ai moti rivoluzionari e sostennero, più idealmente che materialmente, l'impresa di Garibaldi. Le vicende successive alla proclamazione dell'Unità d'Italia nel 1861, le nuove tassazioni e il conseguente ulteriore impoverimento determinarono anche in Montepeloso il fenomeno del brigantaggio, se pure in maniera meno importante di città vicine. Il 6 febbraio 1895 fu una data importante per la storia del paese, poiché, con delibera del Consiglio Comunale l'antico nome cambiò da Montepeloso ad Irsina, dando inizio all'ultimo secolo di storia della città, non diversa da quella di tanti altri centri del Sud, caratterizzata dalla partecipazione alle due guerre mondiali, dalla Riforma Fondiaria e dai drammi della disoccupazione e dell'emigrazione. Con Decreto del 9 ottobre 2007 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha concesso la denominazione di "Città" al Comune di Irsina per l'importanza della sua storia, delle sue testimonianze artistiche e per l'attuale rilevanza". Nel corso del Consiglio Comunale aperto del 22 novembre 2007 il Prefetto di Matera ha consegnato al Sindaco il Decreto attestante l'importante riconoscimento. Lo sapevate che... Nell'agro di Irsina, nella zona Costa del Forgione, è stato ritrovato il primo manufatto dell'homo erectus. Si tratta della scheggia di una selce risalente al paleolitico inferiore, circa 850.000 anni fa. La datazione è fornita dai prodotti vulcanici del Vulture presenti nei livelli superiori delle ghiaie. La località di rinvenimento, piuttosto interna, ha spinto gli studiosi ad ipotizzare che lungo le coste, raggiunte per prime dalla "colonizzazione", si possano trovare reperti ancora più antichi.

 

LUMACHE IN TEGAME ALL'USO DI IRSINA

Ingredienti: 1 Kg lumache, 200 g polpa di pomodoro, 1 spicchio d’aglio, 3 cucchiai d’olio extravergine d’oliva, 1 cucchiaio di origano profumato, 1 peperoncino, sale q.b.

Ricetta: lavate e pulite bene le lumache, buttatele in acqua bollente e appena escono dal guscio, cambiate l’acqua di cottura e continuate la bollitura a fuoco lento. In un tegame soffriggete l’aglio con l’olio, appena è dorato aggiungete il pomodoro, l’origano, il peperoncino e il sale. Cuocete per mezz’ora la salsa. Aggiungete le lumache bollite e ben sciacquate e continuate la cottura per due ore aggiungendo acqua se necessario. Servire con abbondante sugo.